Legal Design

LEGAL DESIGN – I PROCESSI PER GLI AVVOCATI

Il legal design richiede agli avvocati di andare oltre i servizi da loro tradizionalmente offerti e di adottare un approccio più interdisciplinare che unisce il diritto alla tecnologia, al fine di semplificare l’apprendimento delle regole giuridiche da parte dei destinatari delle stesse. Ma quali sono gli ingredienti essenziali per operare tale trasformazione? Il presente articolo cercherà di accompagnare il lettore all’interno dei flussi dei processi di progettazione, analizzando i comportamenti, i passaggi e gli strumenti necessari per agire come un legal designer.

Indice degli argomenti:

  • Premesse
  • Le fasi del ciclo “legal design”
  • Riflessioni conclusive

PREMESSE

Innanzitutto, va precisato che i processi di legal design non seguono passaggi rigidi e standardizzati, il processo assomiglia più ad un ciclo in continua evoluzione, all’interno del quale ciascun soggetto può sperimentare fino a trovare la soluzione che ritiene più adatta alle necessità cui deve dare risposta. La fase di progettazione, dunque, può assumere le forme variegate e risultati personalizzati, ciò nonostante, il metodo che sta alla base e che lega tutti questi diversi approcci è di carattere generale e si compone di cinque passaggi, semplici ma fondamentali che ogni legal designer dovrebbe osservare.

LE FASI DEL CICLO

LA PRIMA FASE

La prima fase della progettazione richiede all’avvocato di adottare un atteggiamento empatico al fine di meglio comprendere quali sono le esigenze dei soggetti a cui presta i propri servizi. Non è necessario arrivare subito all’individuazione di un problema specifico, il focus di questa fase sta nel capire ed interiorizzare le esigenze comuni ai propri clienti, di modo che, nelle fasi successive, queste possano fungere come una sorta di stella polare per l’avvocato in cerca di soluzioni innovative. Per raccogliere ed analizzare le informazioni utili a questo fine, l’avvocato può utilizzare svariati metodi, esemplificativamente, può condurre interviste, consultarsi con esperti del settore, basarsi su etnografie riguardanti le parti interessate. 

LA SECONDA FASE

Una volta individuato ed interiorizzato il punto di vista dei portatori di interesse (rectius stakeholder), l’avvocato dovrà concentrarsi sulla definizione del problema. In questa fase è molto importante comprendere come il problema sia tale non per l’avvocato, o il team di avvocati, che lo deve risolvere, ma, per il soggetto che lo ha esternato. Risulta quindi fondamentale non dedicarsi immediatamente alla ricerca della soluzione bensì, procedere alla destrutturazione del problema e alla sua visione prospettica. La destrutturazione fa sì che, un problema apparentemente complesso e composito, sia suddiviso in più blocchi elementari, la cui analisi risulta più facile ed immediata. La regola della prospettiva, invece, richiede al legal designer di prendere in considerazione tutte le sfaccettature del problema, analizzando non solo la propria parte, ma anche le eventuali esigenze divergenti che provengono dagli altri soggetti coinvolti. 

A titolo esemplificativo, si pensi ad un contratto, l’avvocato in questa fase di definizione del problema dovrà tener conto non solo delle esigenze della parte che rappresenta, ma anche delle necessità e di eventuali contro-argomentazioni che potrebbe produrre la controparte. Le due regole in parola fanno sì che l’avvocato abbia una visione di insieme del problema.

LA TERZA FASE

Completati i primi due passaggi arriva il momento del brainstorming, l’avvocato, da solo o con il suo team, deve iniziare a pensare ad una serie di possibili soluzioni. Anche in questo caso ci sono alcune semplici indicazioni da seguire affinché l’attività di brainstorming sia proficua: a) favorire la comunicazione all’interno del team; b) costruire sulle idee presentate da altri; c) rimanere concentrati sull’argomento; d) generare quante più idee possibile.

LA QUARTA FASE

Una volta che si è raggiunto un numero soddisfacente di idee e soluzioni è necessario selezionare quelle più promettenti ed entrare nella fase di sviluppo dei prototipi. Inizialmente questa fase assomiglierà a quella di brainstorming, ma con il tempo l’idea da cui si è partiti inizierà ad assomigliare sempre di più ad un prodotto definito adatto a risolvere il problema che si è definito in precedenza.

LA QUINTA ED ULTIMA FASE

Ultima fase da completare è quella della sperimentazione, in cui si presenta la soluzione ideata ai futuri utilizzatori, in modo da ricevere riscontri e consigli. Giova sottolineare che anche nel momento in cui si trova una soluzione in linea con le esigenze dei clienti, è opportuno continuare a rivederla e non pensare di essere arrivati ad una soluzione definitiva ed applicabile a tutti i problemi simili. Invero, come anticipato nelle premesse del presente articolo, il metodo del legal designer è un processo che è in evoluzione continua e che si adatta alle mutate e mutevoli esigenze dei soggetti cui si riferisce.

RIFLESSIONI CONCLUSIVE SUL LEGAL DESIGN

Imparare a strutturare e condurre un processo come legal designer può essere foriero di opportunità e costituire un importante elemento di differenziazione nel rapporto studio legale-cliente, facilitando la comunicazione tra i due e aumentando la consapevolezza delle scelte che opera il cliente. 

UNISCITI A NOI!
Se vuoi dirci la tua e rimanere aggiornato sul mondo legaltech unisciti alla community Telegram! Clicca qui per partecipare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.