Tecno-umanesimo del terzo millennio: trasposizione di bisogni e Diritto

di Gianluca Tirozzi, Ing. Gabriele Pegoraro e Marilù Pagano

La naturale evoluzione dell’informatica ha spinto verso la nuova socialità della rete (social network) e la costituzione di un nuovo mercato ormai sempre più svincolato dalla materialità. In tale quadro dalle criptovalute al metaverso è necessario ridisegnare i confini normativi che regolano i rapporti umani entro quei nuovi ambiti, individuando nuovi metabisogni e conseguentemente nuove meta-tutele.

Introduzione

La naturale evoluzione dell’informatica ha spinto la società moderna verso un nuovo concetto di “socialità”, più esteso e integrato con la dimensionalità tipica della rete. Come testimonia l’uso massivo dei Social Network, siamo alle porte della costituzione di un nuovo mercato, ormai sempre più svincolato dalla materialità. 

In tale quadro, dalle criptovalute al metaverso, è necessario ridisegnare i confini normativi che regolano i rapporti umani. In questa sede si vuole indagare, dunque, senza pretesa di esaustività, quali possono essere i bisogni nascenti dal nuovo metaverso e quali dinamiche tecnico-giuridiche possano scaturire da essi. 

Cenni ai meta-bisogni e nuovo contesto tecnologico

Da un punto di vista definitorio e perimetrale del concetto, potremmo immaginare i “meta-bisogni” come quelle necessità nascenti dal nuovo contesto tecnologico e dai nuovi strumenti di socialità della rete. Possiamo includere in tale spazio argomentativo: il bisogno di privacy, le esigenze di cybersecurity, la captazione fraudolenta di dati, e ogni altra dimensione in grado di turbare il sano legame tra l’uomo e il mezzo informatico. 

Ma non solo, i più visionari potranno immaginare già, a torto o ragione non sta a noi dirlo, una costruzione sociale della realtà assolutamente inedita per la società come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Adidas e Nike aprono propri store nel meta-verso, dove far shopping per il proprio avatar, e nell’immaginario collettivo si aprono scenari catastrofici, tipici dell’uomo di fronte al progresso. Se all’emergere di tale svolta tecnologica si abbina la pandemia COVID-SARS 19 appare comprensibile il disorientamento e il timore di molti: “ci chiuderanno in casa per timore del virus e ci daranno la possibilità di una interazione sociale virtuale, ipnotica, che ci estranei dal mondo reale”. Spaventose speculazioni sul futuro che non sono scenari nuovi per gli appassionati di fantascienza. Da Matrix a Stranger Things gli esempi di vita nel meta-verso sono tanti, quasi tutti poco incoraggianti e figli delle filosofie cyber punk che da oltre 40 anni ispirano gli appassionati di informatica. Ma come nella storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto anche di fronte al progresso c’è chi lo teme e chi si entusiasma. Chi nel meta-verso vede, plausibilmente, uno straordinario strumento di controllo sociale e chi un nuovo sconfinato mare di socialità. È incontrovertibile come i social network facilitino le relazioni a distanza. Cosa sarebbe la vita di un soldato in missione se non ci fosse WhatsApp per parlare quotidianamente con amici e familiari? O senza poter utilizzare Instagram per flirtare con una bella ragazza siciliana pur standosene al caldo del deserto iracheno?

Buone o cattive non sono mai le tecnologie ma l’uso che ne viene fatto; l’innovazione deve essere governata e normalizzata ed è da tali processi che si avranno esiti favorevoli alla maggior parte degli attori sociali o sfavorevoli. Per questo sarà fondamentale il dibattito giuridico che si sta già instaurando tra i giuristi più attenti all’evoluzione dei bisogni della società e delle modalità che essa individua per soddisfarli.

Il contesto della “virtualità” impone di generare, in corrispondenza di ciascun meta-bisogno, un cd. “meta-titolo”: cioè una risposta circostanziata e precisa del sistema, che soddisfa e risolve le questioni legate ai meta-bisogni. Per esempio, le criptovalute possono essere viste come una risposta al bisogno di privacy, perché permettono di effettuare transazioni senza lasciare traccia. Oppure, i servizi di verifica dell’identità online possono essere visti come una risposta al bisogno di sicurezza, perché aiutano a proteggere le identità online delle persone dagli hacker.

In altre parole, la vita in rete va letta quale riflesso speculare della vita fisica, perché in essa, si esprimono gli stessi deflettori di urgenza che muovono le corde di un cambiamento avvertito come necessario.

Il diritto alle soglie del tecno-umanesimo

Il tecno-umanesimo del terzo millennio ci impone di ripensare al modo in cui affrontiamo i meta-bisogni, e ci spinge a valutare la validità delle regole che formuliamo per disciplinarne l’esistenza. Dobbiamo trovare nuove soluzioni che rispondano alle nuove sfide poste dalla tecno-umanità. Questo compito è affidato a quella che chiamiamo “ingegneria tecno-socialogica”[1]: il processo di progettazione e implementazione di nuove tecnologie in risposta ai nostri meta-bisogni.

Come si comporta il diritto in relazione a tale andamento evolutivo? Informatica, metaverso, leggi e reti, hanno davvero lo stesso andamento? Si muovono alla stessa velocità?

Per rispondere a questa domanda, possiamo partire dal dato importante che il diritto non è pensato in formula statica. Esso si evolve insieme alla società che lo genera, e necessita di aggiornamenti per riflettere i cambiamenti portati dalla tecno-umanità. Sotto questo profilo, il compito degli ingegneri tecno-sociologhi è duplice: da un lato, hanno l’obbligo di identificare i nuovi nascenti meta-bisogni; dall’altro, devono progettare e implementare soluzioni che siano in grado di affrontare tali bisogni; il compito del legislatore, di converso, è unico: aggiornare la disciplina normativa in termini futuristici e anche, se vogliamo, predittivi.   

Il rapporto tra normativa giuridica e tecno-umanesimo

Il rapporto tra normativa e tecno-umanesimo è una strada a doppio senso: la legge plasma la tecno-umanità e la tecno-umanità plasma la legge. È un processo senza fine, che richiede un adattamento e un’evoluzione costanti. In termini di principio teorico, l’uomo dev’essere sempre pronto ad affrontare le sfide del meta-verso e, come già anticipato, deve farlo utilizzando gli strumenti dell’ingegneria tecno-sociologica. A questo, va aggiunto un adattamento sincronico della legge, che dev’essere in grado di accogliere il cambiamento e cristallizzarlo in un diritto “mobile”, fluido e, per quanto possibile, lungimirante. Questa è la più grande sfida tecno-umanista del terzo millennio! Negli ultimi anni, in effetti, gli studiosi di diritto hanno iniziato ad incorporare le teorie dell’informatica nel loro lavoro ricostruttivo. La connessione tra legge e tecnologia, in effetti, è ora più evidente che mai, considerato che anche l’indagine criminale della rete ha mostrato, in tempi brevi, nuove forme di criminalità, consumate nel non spazio.

Un approfondimento più accurato, su come funzionano le reti, potrebbe chiarire meglio gli aspetti giuridici legati alle tecnologie dell’informazione come il codice, o i dati, all’interno dei dispositivi elettronici; ma anche quelli tecnico-giuridici che riguardano specificamente i fornitori di telecomunicazioni, in rapporto al tipo di servizio offerto ai propri clienti.

Va evidenziato che molte delle cose che utilizziamo, giornalmente, passano da uno stretto legame tra uomo e mezzo tecnologico, rivelando così una simbiosi che sposta l’asse dell’attenzione dal cosa al come. Il problema reale sotteso alla questione giuridica di fondo, dunque, non è quello di stabilire quale strumento in rete posso utilizzare e perché, ma l’uso che ne faccio in una visione di possibile lesione dei diritti connessi. 

Dal “non giuridico” al “giuridico” passando per l’ambiente

Con l’evoluzione della tecnologia, abbiamo visto uno spostamento della disciplina informatica a tutte le cose ad essa correlate. La legge ora include aspetti come la tecnologia dell’informazione e le telecomunicazioni, che solo qualche anno fa erano considerate questioni “non giuridiche” ma che potevano essere applicate all’interno di campi legali afferenti a terze aree quali: le reti di amministrazione di media/telecomunicazioni, il copyright di opere multimediali, ecc. 

Informazione, comunicazione e società sono tre parole che riflettono le qualità uniche di questo mondo. Si possono collegare attraverso una caratteristica comune: tutte le forme di connettività derivano dalla A-territorialità, intesa quale mancanza di vincoli tridimensionali. 

Questo principio si dispiega in tempo reale e in spazi virtuali. Un modo per rapportarsi a tale complessità è quello di guardare il grado di influenza che l’ambiente ha sull’uomo. In effetti, ogni comunità assume le fattezze identitarie dello spazio in cui vive, creando al tempo stesso la propria identità fisico-spaziale. 

Il Nord differisce dal Sud, i tratti sociali extraeuropei possono distinguersi da quelli europei, gli scenari sociologici sono variegati e correlati alla loro condizione topografica. Tutte le relazioni di scambio tra le diverse comunità esistenti crea l’esigenza di trovare un diritto uniforme, che possa elevarsi dalle concrete differenze e possa disciplinare quanto deriva dalle correlazioni osservate. L’intera legislazione europea, comunitaria e internazionale, è nata su tale assunto. 

Ora, anche lo spazio virtuale coincide con una indicazione geografica (im)precisa, la quale genera altrettanti tessuti sociali direttamente influenzati da esso. Le relazioni nel non spazio, dunque, richiedono la stessa esigenza di uniformità dello spazio fisico. 

Tecnologia, tecno-umanesimo e diritto: riflessioni conclusive

La tecnologia ha eliminato la necessità di far passare spazio e tempo tra una transazione e l’altra. Questo significa che una persona può inviare la sua manifestazione di volontà, che viene ricevuta da un altro individuo che, a sua volta, agisce su di essa senza avere idea di quanto siano distanti o lontani geograficamente, perché tutta la comunicazione avviene “in tempo reale. 

La legge è chiamata a fornire un contributo rilevante nel campo della progettazione delle reti, perché la stessa riversa dietro di sé forti interessi economici. Le “reti transeuropee”, ad esempio, sono un quadro integrale destinato a collegare gli Stati membri nei settori del trasporto e dell’energia e della politica del Ministero delle Telecomunicazioni, attraverso una coesione economica comunitaria.

Il tecno-umanesimo, pertanto, quale estremizzazione della tecnologia del terzo millennio, ha bisogno di una disciplina trasversale, che tenga conto della specificità di ogni singolo canale per essere compreso. Questo può avvenire soltanto quando riconosciamo un’unità di fondo, come il diritto informatico e i suoi vari aspetti, per prendere contatto con la profonda bipolarità tra mezzi e uomini, i quali assomigliano in modo confuso ai loro rispondenti contenuti. 

Questo articolo è stato scritto da un’articolista di LegalTech Italia, partner di DirittoConsenso

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[1] Qualcuno parla di Ingegneria Tecno-sociale, fornendo una definizione che in ambito cyber può sovrapporsi ad altre figure, quelle legate all’ambito dell’ingegneria sociale ovvero la componente umana che accompagna le attività offensive degli hacker e degli ethical hacker.

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